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Francesca da Rimini-Teatro Regio Torino

 

Nulla della partitura sfugge ad Andrea Battistoni, ispirato in buca e ruggente nel proprio repertorio d’elezione, al timone dell’Orchestra del Teatro Regio di Torino in forma smagliante e garante di una concertazione attenta a colori e volumi, controllatissima nei tornanti dinamici e ritmici, impeccabile nel supporto al palcoscenico, che mai sacrifica lo slancio dell’azione teatrale né il minimo dettaglio del densissimo impaginato musicale, specie là dove il sostrato musicale si fa più evanescente e dannatamente evocativo. Alla sua eccellente prova, si sommano poi quelle dei complessi del Regio, dell’Orchestra in primis – straordinario, ad esempio, il finale dell’atto primo – e del Coro del Teatro Regio poi, istruito dal maestro Ulisse Trabacchin, capace di una compattezza sonora e di una chiarezza d’articolazione che amplificano la drammaticità della scena senza mai appesantirla. L’intera macchina musicale risponde con precisione ed efficacia alla bacchetta di Battistoni, che affronta la partitura di Zandonai come un affresco in movimento, esaltandone la sensualità orchestrale, i chiaroscuri timbrici, la vertigine emotiva. Ne scaturisce una lettura calibrata e sinuosa, in cui ogni gesto trova il proprio respiro e ogni pausa la propria tensione. È una Francesca che vibra non solo nei personaggi, ma negli strumenti, nei silenzi, nella materia stessa del suono.

 

https://www.apemusicale.it/joomla/it/recensioni/84-opera/opera-2025/16820-torino-francesca-da-rimini-10-10-2025

 

Anche sul piano musicale lo spettacolo regala un livello esecutivo altissimo, a partire dalla direzione di Andrea Battistoni, direttore musicale del Teatro Regio, che alla testa di una Orchestra e di un Coro (istruito da Ulisse Trabacchin) in stato di grazia assoluti bilancia l’energia e il fuoco delle pagine ad ampio respiro sinfonico (come nella fulminea battaglia del secondo atto, dove si mette in luce la bella prova del Coro del Regio), o la tensione veemente delle pagine più realistiche, condotte con fraseggi acuminati e taglienti, affiancandole ad abbandoni sensualeggianti e nostalgici avvolti in un mantello sonoro soffuso e morbidissimo, eppure sempre denso e teatralmente pregnante…

Gli esiti hanno superato le attese, così da fare di questo titolo d’apertura un evento da ricordare, accolto da applausi finali festosissimi, in linea con gli alti risultati qualitativi raggiunti.

 

https://www.connessiallopera.it/recensioni/2025/torino-teatro-regio-francesca-da-rimini/

 

Il successo della serata si deve innanzitutto al direttore d’orchestra, alla sua prima inaugurazione in veste di direttore musicale del Teatro. L’amore che Andrea Battistoni prova per questa partitura si avverte a partire dalla resa dei vari magici soli strumentali, figli della notte d’amore del Tristano di Wagner, fino ai violenti scatti veristici, passando per tutta una infinita gamma di colori e sfumature che effondono luxe, calme et volupté. I tempi, perfettamente adeguati alle situazioni, erano sempre attenti al rilievo della parola, anche inespressa. Una caratteristica della Francesca è che la drammaturgia, talvolta, consiste nell’indugiare tra le coltri della musica. L’esempio perfetto è il finale del primo atto, che Battistoni dice di considerare (e come dargli torto) uno dei vertici dell’opera: Paolo e Francesca si vedono per la prima volta, le parole non bastano a dire cosa provano e tutto il loro sentimento è cantato dall’orchestra e da un coro soffuso fuori scena, per minuti e minuti. Qui Battistoni ha dato il meglio di sé: il risultato era un sogno a occhi aperti.

 

https://www.giornaledellamusica.it/recensioni/torino-il-ritorno-di-francesca-da-rimini

 

A raccogliere questa eredità, più di un secolo dopo, è Andrea Battistoni nel  suo territorio ideale. La sua direzione, vigorosa e trasparente, mette in risalto la complessità di una partitura che alterna raffinatezze cameristiche a poderosi slanci sinfonici. Il maestro guida l’Orchestra del Teatro Regio in gran forma con gesto fluido e sicuro, disegnando architetture sonore di grande respiro e curando con meticolosa attenzione i passaggi dinamici. I momenti di maggiore impatto esplodono in tutta la loro potenza, ma senza mai sacrificare i dettagli. L’orchestra diventa così un personaggio a sé, protagonista di una narrazione musicale che amplifica e accompagna le emozioni dei personaggi. Il Coro, istruito da Ulisse Trabacchin, contribuisce con precisione e compattezza alla riuscita complessiva, offrendo una sonorità piena ma mai pesante, sempre nitida nell’articolazione del testo.

 

https://operaincasa.com/2025/10/11/francesca-da-rimini-teatro-regio-torino-andrea-battistoni-andrea-bernard-roberto-alagna-barno-ismatullaeva/

 

The evening’s success was due in large part to the impeccable direction of Andrea Battistoni. The Orchestra of the Teatro Regio Torino played a pivotal role, bringing Zandonai’s complex score to life with remarkable precision. The dynamic shifts in rhythm, style, and volume were all handled with grace, showcasing the orchestra’s nuanced understanding of the music, while never overshadowing the vocal performances.

The chorus of the Teatro Regio Torino also delivered a strong performance, effortlessly blending into the rich tapestry of the opera’s soundscape. In addition, numerous smaller solo roles contributed to the performance’s depth, each portrayed with great skill.

 

https://opera-diary.com/2025/10/11/francesca-da-rimini-teatro-regio-di-torino/

 

l'inaugurazione della stagione del Regio di Torino ha destato autentica emozione. Merito in primis della direzione piena di slancio e attenta a esaltare uno strumentale prezioso di Andrea Battistoni, molto apprezzato dal pubblico.

 

G.Gavazzeni, Il Giornale

 
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